Rapsodia

Nada Pivetta, Enrico Cattaneo

a cura di Silvia Agliotti

27 aprile – 20 maggio 2016

inaugurazione: mercoledì 27 aprile 2016, ore 19.00

ORARI MOSTRA: Lun-ven 15:30 – 19:00 – Sab 15:00 – 18:00 – Mattina su appuntamento

Come nella composizione musicale chiamata “Rapsodia”, le immagini del fotografo Enrico Cattaneo indagano con spunti melodici quasi improvvisati la scultura di Nada Pivetta.  La scelta del bianco e nero caratteristica stilistica da sempre del loro autore porta la narrazione su un codice binario, documenta la scultura nello spazio-tempo in cui viene creata, all’interno dell’intimità dello studio dell’artista, riposto e protetto, profondo e intrinseco.

La stampa a mano riporta a un tempo antico dove la tecnologia non può fare a meno della mano dell’uomo.  La mano, organo prensile e tattile insieme, unità anatomica dell’artista che crea partendo dal nulla. La mano di Nada Pivetta diventa diretta testimonianza del tempo interiore necessario alla creazione artistica…con ininterrotta accuratezza le sue mani danno vita a sculture che permettono alla materia con la quale sono state pensate di prendere il volo…guizzi di ceramica che pare leggera stoffa sbalzata al cielo da un tiepido vento.

Un magico filo unisce Enrico Cattaneo a Nada Pivetta: narrazione e improvvisazione, ritmi di bianco e nero delle fotografie e bianchi leggeri delle sculture, come per la materia lanciata di getto dall’ artista l’occhio fotografico coglie al volo e cattura, afferra l’attimo come in un oraziano carpe diem e ne dà testimonianza, per il tempo di oggi e per i tempi di domani.

Rapsodia è un lavoro materico prima ancora che fotografico, un’opera che accosta insieme scultura e fotografia. Il lavoro della scultrice Nada Pivetta viene osservato, documentato, narrato in tutte le sue dimensioni, esplorato nel suo processo di trasformazione della materia in opera. Allo stesso modo si svolge il lavoro del fotografo il cui processo è più nascosto, eccezion fatta per il risultato: come la scultrice opera sulla materia, così il fotografo “scolpisce” in bianco e nero il documentario; come l’artista modella e rifinisce l’opera scultorea, così il fotografo, in camera oscura, realizza con minuzia la stampa a mano. In entrambi i casi quello che risulta è un’opera unica, nel tempo e nello spazio. La mostra partecipa a Photofestival 2016.

 

Segnaliamo che nello stesso giorno 27 aprile, alle ore 17,30, verrà presentata al Museo del 900 in Via Marconi 1, la monografia di Nada Pivetta, inserita nella collana de “I Giovani Maestri” a cura di Maria Fratelli.

Nada Pivetta

è nata nel 1970 a Milano. Scultrice, le sue opere hanno vinto diversi premi (Premio Economia Brianza 2009, Premio Scultura nella città 2009, Premio Mastroianni 2010, Premio Ospedale Milano Niguarda 2009, Premio Addamiano 2008, Premio Tenchio 2003) e sono state acquisite da musei e fondazioni bancarie, come la Banca Centrale del Lussemburgo, il Parco dell’Idroscalo di Milano e l’Ospedale Maggiore di Milano. È ideatrice del progetto Arte sotto Milano per la riqualificazione artistica della Metropolitana Milanese. Molti critici, impegnati nello studio del lavoro delle nuove generazioni, hanno scritto di lei: Luciano Caramel, Philippe Daverio, Alberto Pellegatta, Eleonora Fiorani, Chiara Gatti, Matteo Galbiati, Angela Madesani, Cristina Muccioli. Ha esposto a Basilea, Shanghai, Parigi, Milano, Venezia e Trento. Tra le tante esposizioni, ricordiamo quella nel 2011 a Gli eroici furori in dialogo con Valentino Vago intitolata L’anima e la pelle. Attualmente è docente di Progettazione di interventi urbani e territoriali all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.

Enrico Cattaneo

Nato a Milano nel 1933, dopo gli studi scientifici si avvicina alla fotografia nel 1955. Frequenta il Circolo Fotografico Milanese, ottiene riconoscimenti che lo inducono ad approfondire il suo impegno nel campo della fotografia sociale. Passato al professionismo nel 1963 sposta i suoi interessi verso il mondo dell’arte: fotografa gli studi e le opere dei pittori che si affidano a lui per la documentazione delle loro opere, ma documenta anche inaugurazioni, incontri, manifestazioni e performance dei gruppi di avanguardia. Contemporaneamente dà spazio alle sue ricerche personali sul paesaggio delle fabbriche abbandonate come in raffinati still life di oggetti d’uso comune trasfigurati dalla sua visione in serie dai nomi accattivanti e ironici: “Guerrieri”, “Maschere”, “Totem”, ma anche “La natura morta dei miei stivali” o “Scatole rotte”. Molte le indagini sul mezzo fotografico e sulla sua matericità, dal datato “Pagine” degli anni Settanta alle più recenti “Morandiane”, rilettura in chiave fotografica dell’estetica di Giorgio Morandi, da “In regress” sul recupero di vecchie immagini corrose dal tempo a “Paesaggi”, immagini astratte realizzate off camera che evocano albe e tramonti.

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